Due storie, un solo fuoco
Sbracio nasce nel 2021 dall’incontro tra Francesco Formicola e Andrea Cavallaro e da una visione condivisa della cucina. È stato un incontro casuale, ma la sintonia è stata immediata: condividevano lo stesso rispetto per la materia prima, la stessa curiosità e il desiderio di costruire qualcosa che li rappresentasse davvero.
Sala e cantina
Francesco Formicola
Francesco porta con sé le memorie di una famiglia di coltivatori delle pendici del Vesuvio, dove il cibo era fatto in casa e cucinare significava innanzitutto condivisione. Cuoco per formazione e sensibilità, ha scelto di dedicarsi soprattutto alla sala e alla cantina, trovando nell’accoglienza il modo più autentico di raccontare Sbracio.
Il suo ruolo, però, non appartiene a un solo spazio: partecipa alla creazione dei menu e può essere incontrato tra i tavoli, in cucina o davanti alla brace. Questa presenza trasversale lo rende il naturale anello di congiunzione tra sala e cucina. Perché chi meglio di un cuoco che conosce la nascita di un piatto può raccontarlo, spiegarne le intenzioni e scegliere il vino capace di dialogare davvero con il lavoro del fuoco?


Cucina e brace
Andrea Cavallaro
Andrea guida la cucina di Sbracio con sensibilità, istinto e una straordinaria capacità di riconoscere il gusto. È una forza della natura, capace di prendere decisioni di pancia e di imprimere energia e personalità a ogni piatto.
Davanti alle braci studia temperature, tempi, affumicature e fermentazioni, trasformando il fuoco da semplice strumento di cottura a parte essenziale della cucina.
In Sbracio le loro storie si incontrano: Roma e la Campania, la cucina e la sala, l’istinto e la tecnica. Due personalità differenti e complementari, unite dal confronto quotidiano e dalla volontà di creare una cucina autentica, personale e in continua evoluzione.
Francesco e Andrea non hanno voluto creare una braceria tradizionale, ma un ristorante nel quale il fuoco fosse ingrediente, memoria e linguaggio. Un luogo contemporaneo ma senza artifici, dove brace viva, fumo, cenere, cotture lente e fermentazioni servono a trasformare la materia senza nasconderla.

Una cucina in cui, per innovare davvero, a volte è necessario fare un passo indietro e ritrovare il sapore autentico delle cose.
